Imu o no, Bersani intanto ha il nome per l’Economia (Letta)

Parola d’ordine. I sondaggi danno la vittoria assoluta quanto mai incerta. Un pareggio al Senato non è un’ipotesi campata per aria. Al Partito democratico però hanno deciso di fare come se nulla fosse e di continuare a comportarsi come se il successo in entrambi i rami del Parlamento sia un fatto scontato. E comunque, anche in caso di alleanza obbligata con i centristi, Palazzo Chigi non si tocca. Piuttosto meglio andare alle elezioni dopo un ragionevole lasso di tempo e un’appropriata riforma elettorale. Leggi l'editoriale Renzi, Bersani e le figurine
15 AGO 20
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Parola d’ordine. I sondaggi danno la vittoria assoluta quanto mai incerta. Un pareggio al Senato non è un’ipotesi campata per aria. Al Partito democratico però hanno deciso di fare come se nulla fosse e di continuare a comportarsi come se il successo in entrambi i rami del Parlamento sia un fatto scontato. E comunque, anche in caso di alleanza obbligata con i centristi, Palazzo Chigi non si tocca. Piuttosto meglio andare alle elezioni dopo un ragionevole lasso di tempo e un’appropriata riforma elettorale. Questa è la parola d’ordine che viene lanciata da Largo del Nazareno a cui si attiene anche l’alleato Nichi Vendola.

Tra Monti e Camusso. E per dimostrare che si va avanti dritti come un treno, senza timori né esitazioni, al Partito democratico stanno cercando di completare già le caselle dei ministeri del futuro governo. Il dicastero più importante, o almeno uno dei più importanti, quello a cui ha detto di aspirare Silvio Berlusconi in caso di vittoria, è rappresentato dal ministero dell’Economia. Ebbene su quella poltronissima andrà a sedersi con tutta probabilità l’attuale vice segretario del Pd, Enrico Letta. Sarebbe proprio il suo nome a cui faceva riferimento Pier Luigi Bersani quando qualche giorno fa ha detto di avere già in mente la persona che dovrà occupare quel posto. Letta infatti risolverebbe non pochi problemi al segretario. E’ un autorevole esponente del Pd, quindi né Sel né la Cgil di Susanna Camusso potranno protestare quando giungerà la sua nomina, ma allo stesso tempo è apprezzato anche dalla destra, senza dimenticare che per tutto quest’anno ha fatto da ufficiale di collegamento tra il Partito democratico e Mario Monti. In questo modo, poi, il leader del Partito democratico zittirà subito le voci dei politici e degli opinionisti che gli chiederanno di affidare l’Economia a Monti. Questa è un’ipotesi che per Bersani non sta né in cielo né in terra per due motivi, uno dei quali è l’opposizione di Nichi Vendola che non potrebbe mai accettare una soluzione del genere. Ma la ragione principale che spinge Bersani a sbarrare il passo a Monti è la seconda: il segretario del Partito democratico non vuole che si crei una diarchia nel governo e con l’ex premier all’Economia una prospettiva del genere diventerebbe inevitabile. Dalla sua Letta ha anche un altro vantaggio: si muove già bene anche negli ambienti internazionali. Il che, come è noto, non guasta affatto. Tra l’altro la nomina del suo vice all’Economia consentirebbe a Bersani di poter mettere un sindacalista come Guglielmo Epifani al Welfare senza che nessuno tra i montiani del Pd o nelle file dei moderati possa fare troppe resistenze.

Problemi per Finocchiaro. E in questo clima il segretario del Partito democratico sta già lavorando anche alla definizione dei vertici istituzionali. Anna Finocchiaro, che sperava nella presidenza del Senato come trampolino di lancio per passare subito dopo a quella della Repubblica, rimarrà assai delusa. Infatti quella poltrona è già di Pier Ferdinando Casini. Quanto al Quirinale, lì la partita si complica non poco. Su quella decisione influirà per forza il possibile pareggio al Senato.
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